Il “pluralismo” dei nostri telegiornali…esiste?

I telegiornali determinanti per le elezioni

Sono dati indiscutibili quelli che nella giornata di ieri hanno consacrato i TG nazionali come lo strumento primario d’informazione per l’elettorato. Comodi, sintetici, correlati di musiche e filmati e considerati da molti come strumenti “seri” e “obiettivi”. I giornali, ultimamente in forte difficoltà anche per colpa della crisi economica, catturano solamente un quarto dell’elettorato, mentre internet, strumento che all’estero ha fatto la fortuna del primo presidente afroamericano della storia degli USA, risulta ancora uno strumento di nicchia, limitato alla fetta dell’elettorato informaticamente più preparata. Secondo un sondaggio realizzato dal Censis, il 69,3% dell’elettorato si è basato sui contenuti dei telegiornali nazionali per farsi un’idea su chi votare, dato che schizza verso l’alto per i cittadini meno istruiti (76%), i pensionati (78,7%) e le casalinghe (74,1%). Un altra fetta di elettorato, esattamente il 30,6%, ha invece gradito di più i programmi di approfondimento politico, tra i quali compaiono i vari Ballarò, Porta a Porta, Annozero, ecc. Secondo i dati raccolti, questi programmi attraggono i soggetti più istruiti e i residenti nelle grandi città, mentre sembrano molto meno interessati a questi palcoscenici i giovani dai 18 ai 29 anni. Come detto poco sopra, i giornali sono stati prioritari per il 25,4% degli elettori, dato che sale se vengono considerati i soggetti più istruiti e informati. La radio ha interessato solo il 5,5% dell’elettorato, soprattutto artigiani e commercianti, mentre internet, come detto all’inizio di questo articolo, non ha convinto, interessando solamente il 4,4% degli italiani maggiorenni. Il dato aumenta al 7,5% se vengono considerati gli studenti.

Questa panoramica mette in chiara luce la realtà di un’Italia fortemente dipendente dalla televisione, marginalmente interessata all’approfondimento e scarsamente preparata sull’uso di risorse informatiche. Alla luce di ciò emerge un problema di conflitto d’interessi che da anni viene considerato il vero problema della politica nazionale. Il premier del governo di centro destra attualmente in carica, Silvio Berlusconi, è titolare di 3 reti televisive nazionali (Mediaset), e ha l’appoggio incondizionato di alcuni settimanali e quotidiani nazionali (Panorama, Il Giornale, ecc). L’opposizione di governo, così come qualunque altro cittadino in Italia, non possiede nemmeno lontanamente qualcosa di simile.

L’ottobre scorso, l’Authority per le telecomunicazioni dichiarava che:

«Segnali di squilibrio si notano nelle trasmissioni di approfondimento, ma sono i telegiornali a commettere i peccati più gravi. La disparità è doppia: il governo parla più delle opposizioni; alcune forze politiche (di maggioranza) parlano più, molto più di ogni altra. Per questo i telegiornali sono adesso invitati a un effettivo pluralismo».

Un dato campione che vorrei riportare è quello fornito dall’Autority stessa relativo al mese di settembre 2008. Esaminando tutte le edizioni dei telegiornali Mediaset (Tg4, Tg5, Studio Aperto e TgCom), la maggioranza di governo ha avuto il 70% dello spazio dedicato, mentre le opposizioni si erano fermate al 16,77%. Confrontati questi dati con quelli forniti dall’analisi del Censis risulta evidente che esiste uno squilibrio di poteri all’interno del sistema informativo che può ingiustamente influenzare l’elettorato a favore di una parte politica, in quanto la maggioranza dello stesso trae le principali informazioni per formarsi sul voto proprio dai telegiornali.

Il “pluralismo” dei nostri telegiornali…esiste?ultima modifica: 2009-06-13T21:28:00+02:00da ro-by7
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