domenica, 21 giugno 2009
In attesa dell'esame...aforismi che non fan mai male!!!
"Tutti desiderano possedere la conoscenza, ma relativamente pochi sono disposti a pagarne il prezzo."
Giovenale
"Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa."
Albert Einstein
"Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte."
Edgar Allan Poe
"Meglio è non saper niente che saper molte cose a metà."
Friedrich Nietzsche
"Ma dove troverò mai il tempo per non leggere tante cose?"
Karl Kraus
22:04
Scritto da : ro-by7
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venerdì, 19 giugno 2009
Ancora Twitter...ma per la solidarietà
Shirky: Teheran è il “Big One” dei social media (e Pirate Bay si dipinge di verde)
Su Twitter le persone hanno cominciato a colorare di verde il proprio logo in solidarietà con i manifestanti di Teheran. Intanto il mondo comincia a prendere coscienza che, a questo giro, abbiamo assistito alla prima rivoluzione prevaletemente comunicata su internet, in particolare su Twitter, che è un mezzo molto veloce e capace di cassa di risonanza. Giorni fa, Andrew Sullivan ha lanciato e alimentato il suo The Revolution will be Twittered.
Per chi volesse seguire il flusso dei messaggi su Twitter, sotto la parola chiave Iran, il link è questo. Per i blog italiani, qui l’aggregazione di Blogbabel.
09:36
Scritto da : ro-by7
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giovedì, 18 giugno 2009
E se fosse un inno alla Libertà d'informazione...o di interpretazione!?!
(Jovanotti, Sergio Della Monica,Domenico Canu, Alex Neri, Marco Baroni)
Lo sai che le apparenze non ingannano
E i cigni dentro all’ acqua non si bagnano
Lo sai c’è una febbre che ti fa guarire
E che ci sta un silenzio che si fa sentire
Lo sai che il dna è lungo più dell’equatore
Lo sai che c’è uno spirito anche dentro ad un motore
Lo sai che i grandi mistici hanno braccia forti
E i grandi calciatori c’hanno piedi storti
Lo sai che nella pancia puoi ascoltare i suoni
Lo sai che anche i malvagi fanno gesti buoni
Lo sai che ogni tramonto è l’alba di un vampiro
E che le idee future sono già in giro
Lo sai che proprio adesso un uomo sta morendo
Lo sai che proprio adesso un bimbo sta nascendo
Lo sai che proprio adesso noi stiamo vivendo e qualche cosa proprio ora ci stiamo scambiando
Falla girare falla girare falla girare così che tutti la possano vedere
Falla girare falla girare falla girare così che tutti la possano sentire
Le zebre sono bianche con le strisce nere
Le zebre sono nere con le strisce bianche
Lo sai che per le mosche noi siamo lentissimi
E per una balena siamo piccolissimi
L’africa è il continente più ricco del pianeta
A volte l’alfabeto inizia dalla zeta
Lo sai che il santo graal è nel salotto di mia nonna
E il centro della terra sta sotto la gonna
Lo sai che un kilo d’oro pesa come un kilo d’aria
Lo sai che Dio esiste fino a prova contraria ci sono due maniere
Per uscire di prigione
Scontare la tua pena oppure un evasione
Lo sai che nello spazio non c’è gravità
Lo sai che certe volte non c’è neanche qua
Lo sai che questa notte esploderà una stella
Lo sai che un’emozione poi non si cancella
20:16
Scritto da : ro-by7
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Ricordiamo l'art.21
| « Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. » | |
| (Costituzione della Repubblica Italiana, Articolo 21) |
20:06
Scritto da : ro-by7
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E' passato l'emendamento D'Alia. LEGGETE E FATE GIRARE, E' IMPORTANTE PER TUTTI
L'attacco finale alla democrazia è iniziato! Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete internet per metterla sotto controllo. Ieri nel voto finale al Senato che ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra gli altri provvedimenti scellerati come l'obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei senta tetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D' Alia (UDC), è stato introdotto l'articolo 50-bis, "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet".
Il testo la prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo approdato alla Camera l'articolo è diventato il nr. 60. Anche se il senatore Gianpiero D'Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della "Casta" che non vuole scollarsi dal potere.
In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all'estero. Il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della
attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l' apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali. Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta con questa legge? Si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l'informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è ormai l'unica fonte informativa non censurata.
Vi ricordo che il nostro è l'unico Paese al mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto 500 milioni di risarcimento a YouTube. Vi rendete conto? Quindi il Governo interviene per l'ennesima volta, in una materia che vede un'impresa del presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e d'interessi. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" il fenomeno che intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.
Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet? Chi non può farlo pensa bene di censurarlo e di far diventare l'Italia come la Cina e la Birmania.
Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati Beppe Grillo dalle colonne del suo blog e la rivista specializzata Punto Informatico.
Fate girare questa notizia il più possibile. E' ora di svegliare le coscienze addormentate degli italiani. E' in gioco davvero la democrazia!!!
11:57
Scritto da : ro-by7
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mercoledì, 17 giugno 2009
La nascita dell'informazione italiana sul web...l'esperimento dell'Unione Sarda
Le vicende del giornalismo on line in Italia furono inaugurate dall'esperimento di un piccolo quotidiano: l'“Unione Sarda”. Era la fine del 1994 e, ispirandosi ai siti realizzati dai colleghi d'oltreoceano, si decise di tentare lo sbarco sul web (Russo 2000). Dai primi esperimenti condotti negli Stati Uniti erano trascorsi quasi tre anni: un tempo che, pur considerando i ritmi sostenuti con cui avanza la tecnologia informatica, resta tutto sommato breve.
In questo triennio, però, furono poste le basi dell'informazione on line. Il giornalismo su internet nacque nel 1992, quando alcuni contenuti giornalistici erano inseriti all'interno di bouquet offerti in una rete ancora primordiale da servizi commerciali come AOL, Compuserve o Prodigy. Nella maggior parte dei casi, le pagine proposte agli utenti erano completamente piene di testo, senza immagini, con contenuti ridotti e grafica rudimentale. Eppure, anche se con enormi difficoltà, alcuni di questi primordiali progetti ebbero un successo sufficiente ad attirare su di sé l'attenzione di un piccolo pubblico e degli esperti del settore.
Dopo due anni nei quali il gruppo dei pionieri fu guidato da testate a diffusione locale, a partire dal 1994 entrarono in scena anche i grandi quotidiani. Nel giugno di quell'anno, infatti, il “New York Times” lanciò un proprio sito contenente soprattutto recensioni, gruppi di discussione ed elenchi tematici e, poco dopo, anche il “Washington Post” sbarcò sulla rete (Staglianò 2002). Così, mentre il 1995 negli Usa era l'anno della prima rivista completamente on line, “Salon”, in Italia si muovevano i primi passi in un mondo ancora ricco di incognite.
Partito con grande slancio per l'entusiasmo del suo proprietario Niki Grauso, patron del primo provider italiano di grandi dimensioni, Video On line, il tentativo in grande stile dell'“Unione Sarda” ebbe vita breve e ben presto dovette essere ridimensionato. Nonostante una cura notevole per il sito, testimoniata dalle assunzioni specifiche per la versione web, da diverse sperimentazioni e dal trattamento multimediale delle notizie, la versione telematica del giornale non ebbe il successo sperato. La causa va individuata soprattutto nella ridotta diffusione della rete nella realtà italiana di allora (si stima che nel 1995 gli internauti in Italia fossero circa 400.000) e nella natura stessa del giornale, da sempre regionale e quindi scarsamente capace di proporsi all'improvviso a un pubblico nazionale o globale.
Tra la primavera e l'estate del 1995 anche alcuni grandi quotidiani (“la Stampa”, il “Corriere della Sera”, “la Gazzetta dello Sport” e “l'Unità”) iniziarono a proporre contenuti su internet. La loro offerta, composta da poche notizie tratte dal giornale in edicola e, talvolta, dagli inserti settimanali, era però ancora decisamente limitata (Sorrentino 2003). Per contenere i costi si seguiva, infatti, quel procedimento che Riccardo Staglianò ha efficacemente denominato “fiera del repurposing” e che consisteva nel riversare sul web gli stessi contenuti del prodotto cartaceo, sperando di ottenere qualche guadagno con i banner pubblicitari inseriti nelle pagine (Staglianò 2002).
Anche se era possibile individuare alcuni esempi di buona fattura, dopo un anno dal lancio del primo progetto il panorama del giornalismo on line era ancora poco soddisfacente sia dal punto di vista qualitativo sia da quello quantitativo e risentiva dei dubbi e delle incertezze che ne avevano accompagnato i primi mesi di vita. Alla fine del 1995 infatti la maggioranza dei giornali non aveva ancora una propria vetrina on line ed i contenuti proposti dai pochi che avevano già intrapreso questa strada erano generalmente ridotti e poco curati.
15:00
Scritto da : ro-by7
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Le difficoltà iniziali del giornalismo online
L'affermazione del giornalismo su internet fu tutt'altro che semplice. Nelle fasi iniziali della sua introduzione, come spesso accade nei periodi di transizione, le iniziative partirono soprattutto per l'intuizione di qualche appassionato di informatica mentre i suoi (pochi) sostenitori dovettero scontrarsi con un diffuso scetticismo.
Le difficoltà incontrate dall'informazione sul web possono essere ricondotte essenzialmente a cinque fattori:
1) Arretratezza culturale all'interno delle redazioni. Le nuove tecnologie e le loro potenzialità erano ancora poco conosciute da molti professionisti, in particolare fra le generazioni di giornalisti più attempate.
2) Difficoltà economiche. La creazione e la gestione di un sito web comportavano un investimento ma i ritorni economici apparivano decisamente incerti. Gli esperimenti effettuati all'estero avevano già mostrato l'enorme difficoltà con la quale si riuscivano ad ottenere guadagni anche minimi sul web e così, considerando l'ancor scarsa diffusione della rete in Italia, gli editori si mostravano decisamente titubanti di fronte alla novità.
3) Timori di “cannibalizzazione”. Molti ritenevano che la versione on line del giornale, soprattutto perché gratuita, potesse essere vista dai lettori come un'alternativa a quella cartacea provocando una riduzione delle vendite.
4) Scarsa considerazione nei confronti del giornalismo su internet. Per molti professionisti, l'informazione sul web era un “giornalismo di serie B” da riservare a qualche giovane con la passione per il pc. Una visione, in parte diffusa anche oggi, dovuta soprattutto alla volatilità del giornalismo su web (in particolare se confrontato con quello su carta stampata) e allo scarso prestigio di cui godeva un'informazione che era da molti considerata di bassa qualità e di scarsa attendibilità, soprattutto perché inserita in un contesto dove chiunque ha la possibilità di pubblicare e dove i confini fra l'informazione ufficiale e quella parallela sono assai labili (Alberico, Capparelli, Leonardi 2000).
5) Limiti tecnologici. Intorno alla metà degli anni '90, la rete aveva limiti incontestabili. A fronte di un mercato comunque ricettivo nei confronti di nuovi prodotti giornalistici, le tecnologie disponibili erano ancora di basso livello qualitativo, oltre che piuttosto costose: nel 1995 per collegarsi ad internet bisognava spendere una base di circa 200.000 lire annue di abbonamento a un provider, alle quali era necessario aggiungere i costi delle telefonate. (Berretti, Zambardino 1995). Connessioni lente ma a prezzi elevati che, dopo interminabili attese, permettevano di accedere a pagine con solo testo e grafica quasi inesistente, non rendevano certo l'informazione sul web competitiva con quella su giornali, ra dio e tv.
14:57
Scritto da : ro-by7
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La svolta: il 1997 e Repubblica.it
I primi segnali di cambiamento si ebbero nell'aprile 1996. In quell'anno infatti, in occasione delle elezioni politiche, “Repubblica” iniziò a valutare il suo possibile sbarco sulla rete sperimentando un sito interamente dedicato all'appuntamento elettorale in arrivo. Il quotidiano romano, che fino ad allora si era limitato ad osservare gli sviluppi del settore ed a promuoverne studi senza però prendere particolari iniziative, decise di fare una sorta di prova generale in vista del successivo lancio del proprio sito. L'esperimento, partito per l'intraprendenza di un redattore con la passione per l'informatica, Vittorio Zambardino, ebbe un successo enorme per quei tempi, raggiungendo la ragguardevole quota di 350.000 contatti in soli venti giorni, e mostrò le straordinarie potenzialità del web (Zambardino 1998).
Dopo alcuni mesi di lavoro e qualche settimana di campagna pubblicitaria sulle pagine del quotidiano, il 14 gennaio 1997 (ventunesimo anniversario dalla fondazione del giornale), nacque ufficialmente Repubblica.it, organo del giornale cartaceo affidato ad una redazione diretta da Vittorio Zucconi. Il sito, strutturato ispirandosi ad alcune delle migliori esperienze maturate in quegli anni, divenne immediatamente un modello per tutto il giornalismo on line italiano. Il gruppo editoriale l'Espresso, infatti, vide da subito la versione telematica di “Repubblica” come uno strumento importantissimo per far crescere il pubblico, il mercato e l'influenza culturale della testata. La vera innovazione introdotta da Repubblica.it era il proporre contenuti aggiuntivi rispetto al giornale in edicola pensati appositamente per il web e continuamente aggiornati. Gli articoli della versione cartacea, pur rimanendo disponibili, non erano più gli unici o comunque i principali. I visitatori potevano trovare un vero e proprio giornale telematico sempre aggiornato e pieno di valori aggiunti di ogni tipo. Considerando i tempi, si trattava evidentemente di una scommessa ma, con il passare dei mesi, i risultati diedero ragione alla testata del gruppo Espresso.
Di fronte al successo dell'iniziativa del gruppo editoriale romano, anche il gruppo RCS decise di rinnovare i siti dei propri quotidiani, che erano rimasti identici a due anni prima. A causa di alcuni dubbi interni alla dirigenza, però, si decise di non affidare ad una redazione ad hoc le pagine web del “Corriere della Sera”, che non subirono quindi particolari modifiche. Questa scelta, rivelatasi poco fortunata, causò nei confronti di Repubblica.it un enorme ritardo, che è stato colmato con molta gradualità. Ancora oggi, anche se le distanze si stanno riducendo, il primato sul web di “Repubblica” non è infatti in discussione. A partire con entusiasmo, impegno e grande intuito fu invece la “Gazzetta dello Sport”, che il 28 agosto 1997 lanciò Gazzetta.it. Il sito si distinse da subito per la grande attenzione all'interattività con i lettori e, dopo pochi mesi, per lo sviluppo di contenuti multimediali. Le pagine web della “rosea”, curate da un'apposita redazione, si imposero rapidamente come leader nel settore dell'informazione sportiva sul web, posizione che occupano anche oggi.
Oltre che a livello qualitativo, nel 1997 il giornalismo on line in Italia progredì anche dal punto di vista quantitativo. Secondo l'Osservatorio Italia Media Online, in quell'anno erano presenti sul web 31 quotidiani, 7 agenzie di stampa, 47 fra radio e tv, 25 periodici e 45 electronic magazine (Morcellini, Roberti 2001). Il fenomeno, insomma, iniziava ad aver una certa consistenza e la sua crescita continuò con un buon ritmo anche nei primi mesi del 1998. Si stavano preparando i presupposti per il boom che, alla fine degli anni '90, avrebbe segnato una vera e propria svolta.
14:54
Scritto da : ro-by7
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domenica, 14 giugno 2009
"Ti irrito e ti provoco...piacere, sono un troll !!!"
Un troll particolarmente tenace e fastidioso può effettivamente scoraggiare gli altri utenti e causare la fine di una comunità virtuale. Se un troll viene invece ignorato (in genere la contromisura più efficace), solitamente inizia a produrre messaggi sempre più irritanti ed offensivi cercando di provocare una reazione, per poi abbandonare il gruppo.
Oltre all'indifferenza, in molti contesti esistono anche strumenti tecnici utili per combattere i troll; un approccio generale consiste nel predisporre opportuni filtri che rendono automaticamente invisibili i messaggi inviati dagli utenti segnalati al sistema come disturbatori (per esempio i killfile nel caso dei newsgroup).
La figura del troll è per molti aspetti simile a quella del fake (che "disturba" una comunità fingendosi qualcun altro), sebbene i due concetti non siano del tutto sovrapposti: un "fake" potrebbe partecipare in modo disciplinato e costruttivo alla conversazione, e un "troll" non necessariamente nasconde o falsifica la propria identità.
22:32
Scritto da : ro-by7
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venerdì, 12 giugno 2009
La nascita dell'informatica in Italia
Il primo calcolatore, 50 anni fa
Così l'Italia scoprì l'informatica
Il Cnr e l'Università di Pisa celebrano il mezzo secolo del primo elaboratore elettronico - tra la nascita del prototipo e la sua inaugurazione - che si chiamava Cep. Grande come un campo da tennis e alta come un frigorifero
di CRISTINA NADOTTI
Il primo calcolatore elettronico italiano entrò in funzione quando erano passati quasi 20 anni dalle baracche di Bletchley Park, la villa inglese in cui si lavorava alle macchine antesignane dell'elaboratore elettronico. Tuttavia negli anni tra il 1957, anno della realizzazione del prototipo della "macchina ridotta", e il 1961, quando la "Cep", Calcolatrice elettronica pisana, fu ufficialmente inaugurata dal presidente della Repubblica Gronchi, la ricerca scientifica italiana visse una fase storica, che in questi giorni il Cnr e l'Università di Pisa vogliono ricordare in pompa magna. Alla Cep, infatti, sono legati nomi importanti come quello di Enrico Fermi, che suggerì proprio la sua progettazione.
La Cep era tutta fatta in Italia ed è, secondo il presidente dell'Area Cnr di Pisa, Claudio Montani, "il simbolo della creatività e dell'ingegno che alla fine degli anni Cinquanta animavano il nostro Paese, rendendolo capace di competere ai massimi livelli sul piano sia scientifico sia tecnologico". La Cep era molto diversa dai computer come ormai siamo abituati a pensarli: grande come un campo da tennis e alta come un frigorifero, le valvole e i transistor che la componevano erano ben lontane dai microchip dei nostri notebook. E non è paragonabile la sua capacità di memoria, equivalente a un breve file di testo degli attuali pc: riusciva infatti a fare 70mila addizioni al secondo, grazie a una memoria di 8k. Era un "macchinario" nel senso esatto del termine, fatto a mano con piccoli anelli di ferrite e riparabile con un martello. Lavorava 24 ore su 24 e le sue operazioni, essenzialmente calcoli di carattere scientifico, venivano immagazzinate su chilometri di nastri di carta. Per chi ne volesse costruire una in casa, il Cnr ha messo online tutti i dettagli tecnici della macchina, compreso lo schema generale della Cep, sul sito che le ha dedicato.
Secondo gli esperti, tuttavia, la Cep era in qualche modo migliore dei pc attuali. Infatti, anche se i pc contemporanei sono milioni di volte più potenti, essi appartengono ad una classe inferiore a quella di appartenenza della Cep, che andrebbe confrontata con i moderni supercomputer. Ciò che rendeva un gioiello di tecnologia il primo computer italiano era il fatto di essere stato costruito in un unico esemplare e utilizzato esclusivamente per calcoli scientifici dai ricercatori dell'Università di Pisa. Per i suoi tempi aveva sistemi di calcolo tra i più potenti in Europa, grazie all'elevata velocità e la grande capacità di memoria. Così, l'anniversario della Cep finisce per essere anche l'occasione di ripensare i computer moderni e il materiale elaborato sul tema dal Cnr offre molti spunti agli appassionati del settore, quali confronti sulle prestazioni tra elaboratori, o parti di essi, realizzati in epoche diverse e riflessioni su come fare, appunto, questi paragoni.
Non si tratta di elucubrazioni astratte, perché, come sostiene il sito del Cnr, questi confronti e riflessioni servono a "introdurre uno degli obiettivi dell'elettronica perseguiti nel settore informatico negli ultimi anni, che è quello di diminuire il divario esistente tra l'astrazione delle teorie matematiche e la finitezza di un sistema di elaborazione".
Quanto la Cep fu importante per la tecnologia italiana e l'università di Pisa in particolare lo spiega ancora Montani: "L'Olivetti attinse dalla Cep le basi progettuali per creare, sempre a Pisa, l'Elea 9003, il primo calcolatore elettronico per uso commerciale mai introdotto sul mercato mondiale, presentato alla Fiera di Milano del 1959. Un primato imprenditoriale assoluto dell'Italia, che purtroppo si esaurì pochi anni dopo, con la morte di Adriano Olivetti e la dismissione alla statunitense General Electric della divisione calcolatrici elettroniche di Ivrea".
"Negli anni Sessanta, su impulso di quel progetto - aggiunge Montani - sono nati il primo corso di laurea in Informatica dell'Università pisana, il primo centro studi sulle calcolatrici elettroniche (Csce) e il più importante centro di calcolo elettronico nazionale (Cnuce) d'Italia. L'eredità dei due centri è confluita nei tre istituti di ricerca del Cnr che oggi operano nell'area di Pisa: Iit-Istituto di informatica e telematica, Isti-Istituto di scienza e tecnologie dell'informazione, Ilc-Istituto di linguistica computazionale. L'Università, in 39 anni di corso, ha laureato o diplomato in Informatica quasi ottomila studenti".
E proprio l'università di Pisa sarà il centro di una serie di dibattiti e convegni intitolata 'Pisa, culla dell'Informatica: mezzo secolo dopo la Cep e l'Olivetti di Barbaricina', che partirà domani, dalle 9 alle 18, nell'Area della Ricerca Cnr di Pisa (via Moruzzi, 1). Il secondo appuntamento è per venerdì, dalle 9 alle 13, al Museo degli strumenti per il calcolo (via Pisano, 25) dove la Cep è esposta al pubblico. Ci saranno alcuni tra i protagonisti dell'epoca che racconteranno l'avventura del primo computer italiano e parleranno delle prospettive dell'informatica del futuro. L'ingresso a tutti i dibattiti e le manifestazioni è libero, ma bisogna iscriversi sul sito, dove è anche disponibile il programma dettagliato.
http://www.repubblica.it/2
23:53
Scritto da : ro-by7
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